Prima Infanzia

Ti mangio di baci! (Perché l’amore è nutrimento)

 

 

eating-796489_1280Il nutrimento del bambino è da sempre una delle tematiche più sentite, capace di smuovere molteplici emozioni, in primo luogo nei caregivers e in tutte le figure ad esse vicine. La cornice di riferimento da tenere poi presente è la nostra società, caratterizzata spesso da paradossi: da una parte attenzione al benessere e a ciò che è sano, dall’altra opulenza e spreco.

Il neonato ha un istinto naturale nel cercare il seno materno, già appena nato. Questa sua fame è un bisogno a cui la madre risponde prontamente. Ma non fa solo questo. La mamma che accorre al richiamo del suo piccolo gli restituisce sensazioni per lui fondamentali: gli trasmette completezza, calore, utilizzando una frase potente: “il suo senso di esistere”. Il bambino che “ciuccia” il latte (che sia del seno o del biberon) cerca lo sguardo della mamma che a sua volta lo ricambia, spesso il tutto accompagnato da parole dolci e gesti rassicuranti. Tale reciprocità sarà la base su cui inizia a costruirsi il “” del bambino, che si percepirà via via come individuo amato e amabile, un individuo che può chiedere con fiducia, perché sa che trova intorno a sé un ambiente sollecito e accogliente.

Il bambino vivrà ancora per molto nel tempo presente, per cui il suo bisogno dovrà essere soddisfatto immediatamente, creando nei genitori talvolta la sensazione di essere in balia di un adorato tiranno. Ci vorrà un po’ di tempo, prima che impari a tollerare l’attesa, all’inizio solo un accenno, via via sempre più. Ma è l’alimentazione che, in questa fase, continua ad essere uno dei principali centri gravitazionali emotivi per l’ intero nucleo familiare, diventando oggetto di dialoghi e confronti, a volte esilaranti: “avrà mangiato abbastanza?”, “non mi mangia le verdure!”….Il bambino immerso nel proprio clima familiare imparerà a rappresentarsi e a rapportarsi al cibo in un modo peculiare in cui personalità propria e trama familiare danzano insieme. I genitori gli trasmetteranno curiosità, desiderio di sperimentazione, ma anche divieti e rifiuti netti.

Talvolta, può capitare che in alcune famiglie il bambino che mangia poco (o troppo) venga vissuto con preoccupazione. Il momento del pasto, anziché un incontro tra i membri della famiglia, diventa un momento di scontro, in cui si riversano rabbia e frustrazione. Escludendo situazioni specifiche da osservare e valutare, una strategia che possono adottare i genitori è proprio quella di non gravare eccessivamente questi momenti con ansie e preoccupazioni, ma provare piuttosto a spostare l’attenzione su altri elementi, quali il racconto della propria giornata, la condivisione di storie e magari con i bambini più piccoli l’utilizzo di canzoncine e filastrocche. In questo modo, l’elemento stressante del cibo, scivolerà sullo sfondo e stemperando la tensione anche il bambino potrà approcciarsi ad esso in maniera più rilassata.

Dottoressa Ivana Oggero

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