Essere genitori

SE I MASCHI SI VESTONO D’AZZURRO E LE FEMMINE DI ROSA (ci perdiamo un sacco di colori!)

boy-160168_1280Il Natale è ormai passato e alcuni genitori avranno tirato un bel sospiro di sollievo nell’essersi lasciati alle spalle i vari festeggiamenti. Sicuramente le case di molte famiglie con bambini si saranno arricchite di un tripudio di giocattoli nuovi, come risposta alle letterine inviate a Babbo Natale, oppure regali portati da amici e parenti.

Giocattoli di tutti i tipi, quelli educativi per stimolare le abilità cognitive, i libri per avvicinare i piccoli alla lettura, quelli elettronici, figli della nostra società sempre più digitale e i cosiddetti giocattoli per maschi e giocattoli per le femmine. Questa distinzione in realtà non appartiene solo ai tempi più recenti, ma possiamo dire che al giorno d’oggi si è posta una maggiore enfasi, in quanto si sente parlare sempre più spesso di stereotipi e stereotipi di genere.

Ma cosa sono ? E soprattutto ci danneggiano?

Gli stereotipi sono un insieme di credenze e rappresentazioni che servono a semplificare la realtà. In base alla categoria di appartenenza degli individui, vengono attribuite a priori delle caratteristiche non sempre d’ immediata verifica, ma piuttosto, talvolta, frutto di pregiudizi e semplificazioni di epoche passate. Gli stereotipi di genere attribuiscono agli individui delle caratteristiche in base, appunto, al genere di appartenenza; hanno un’origine precocissima, tant’è che si è riscontrato che essi siano presenti nei bambini già a partire dai due anni di età. Questo perché’ siamo immersi in cornici di senso, spesso inconsapevolmente preconfezionate. Ovviamente gli stereotipi non hanno una valenza esclusivamente negativa, perché come già detto, aiutano a categorizzare, a semplificare e a volte anche prevedere, in situazioni in cui non sappiamo bene come muoverci. Ma possono comunque trarci in inganno e a volte crearci delle gabbie mentali.

Ritornando ai giocattoli che colorano le nostre case e fanno la gioia dei nostri bimbi, si può notare questa separazione tra ciò che è ritenuto maschile e ciò che dovrebbe appartenere al genere femminile. Anche solo guardando con occhio un po’ più critico la comunicazione con cui i mass media ci propongono questi giochi, emerge tale distinzione. Gli spot rivolti ai maschietti utilizzano sovente ambientazioni all’aria aperta, mentre quelli per le femminucce si svolgono spesso in casa. Questi ultimi utilizzano anche musiche più soft con cambi di scena più fluidi e sottolineano comportamenti improntati ad una maggior calma e passività. Gli spot rivolti ai bambini invece hanno cambi più repentini, con maggior azione, spesso a veicolare l’idea che il genere maschile sia normalmente più agitato. I giochi che attraggono le bambine sono spesso legati a oggetti di uso domestico casalingo, anche considerando che i piccoli osservano a volte affascinati ciò che trovano in casa, e via così con ferri da stiro, mini lavatrici e cucine varie. Ai maschietti invece viene presentato una moltitudine di spade laser, stazioni di benzina e centrali dei pompieri da costruire.

Siamo quindi in trappola? Ciò che viene trasmesso è davvero l’idea che le femmine stiano di più in casa, ad accudire i bambini, mentre i maschi escono per andare a lavorare e a guadagnare? Può tranquillamente e serenamente essere, a patto che sia frutto di una scelta ragionevolmente libera, ponderata, e soprattutto condivisa nella coppia.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una modifica generale e ad una maggiore attenzione posta in tal senso. Nell’ottica di una prevenzione degli stereotipi di genere al fine di prevenire eventuale violenza di genere che purtroppo grava le notizie di cronaca.

Le famiglie sono molto più attente a queste tematiche ed anche consapevoli. C’è un’idea sempre più diffusa di educare i figli alla libertà e al rispetto. Perché ciò che non conosciamo o non ci appartiene non è pericoloso, ma può essere interessante e arricchente.

Così anche nella scuola, altra importantissima agenzia educativa. Si parla sempre più di una scuola della parità, in cui vengono abbandonati i luoghi comuni e si rimandi ad un’idea di storia, letteratura e costruzione del mondo in cui si racconti il contributo delle donne. Una scuola che insegni non semplicemente a bandire gli stereotipi, ma contribuisca a creare un vero pensiero critico su di essi.

Un messaggio che utilizza la cultura del rispetto e della parità per combattere la violenza.

Un messaggio che possiamo portarci nell’anno che verrà!

 

 

 

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