Essere genitori, Prima Infanzia, Vita coi piccoli

I terrible twos: MAMMA, PAPA’, HO IMPARATO A DIRE NO! (e che soddisfazione!)

terrible twos

Non si fa!”

Non toccare i fili!”

Vuoi mangiare le verdure? No!”

.“Rientriamo a casa? No!”

L’elenco potrebbe dilungarsi sfiorando l’infinito, e, probabilmente, molti genitori che leggono avranno fulmineamente compreso di cosa stiamo parlando.

Il NO è la negazione per eccellenza ed è tra le prime parole che il bambino impara a padroneggiare e d’altronde noi stessi, nella nostra vita quotidiana dipanata in svariate situazioni, lo utilizziamo frequentemente.

E’ una parola semplice che, pur avendo confini definiti, racchiude altresì al suo interno una variegata molteplicità di significati.

Nelle varie fasi di crescita, c’è un periodo specifico che viene associato al NO ripetuto, in maniera ostinata e frustrante, ed è quel periodo che va dai diciotto ai trentasei mesi, che in inglese viene definito, in modo non troppo rassicurante, “terrible twos”. E’ il periodo in cui il bambino inizia a sperimentare indipendenza e voglia di mettersi alla prova, percependosi infatti, come individuo separato dalla mamma, con dei desideri propri.

I genitori, nella loro personale odissea lungo tutti i gradi di stanchezza, raccontano che i loro piccoli sono diventati testardi e capricciosi, con crisi di pianto immotivate e difficili da contenere. Il bambino piccolo che non è ancora in grado di esprimere emozioni, vissuti e paure, utilizza questa modalità per comunicare il suo bisogno di iniziare a fare da solo alcune cose, avventurandosi in un mondo sconosciuto. I genitori vivono questi rifiuti come vere e proprie lotte di potere, sfida alle regole, ma in realtà sono semplicemente un tentativo normale di crescita.

Come fare quindi per aiutare i piccoli in questa nuova ricerca di autonomia nei movimenti e soprattutto nell’identità? I genitori sanno che devono restare qualche passo indietro, garantendo all’occorrenza aiuto e rassicurazioni.

Può essere utile fornire pochi divieti (quelli fondamentali, certo!) proprio per non confondere o gravare eccessivamente. Su questi si cercherà di non trasgredire, nell’accordo tra mamma e papà. Può essere altresì utile porre le domande utilizzando due alternative, per esempio sul cibo “Preferisci mangiare la torta o lo yogurt?”. Ancora, aiutare il piccolo a riconoscere l’errore e porre rimedio dove possibile, anche con il non sempre facile utilizzo della parola “scusa”. In tal senso è importante restituirgli comunque un valore di amabilità, pur nel comportamento sbagliato, che caratterizza quello specifico momento ma, certamente, non il bambino in sé.

Va comunque sottolineato che per un genitore non è facile, ma anzi è spesso faticoso e frustrante reggere queste situazioni. Può essere utile ricordare il contributo di Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, che ci ha parlato della funzione di “holding” (contenimento), che altro non è la capacità della “madre sufficientemente buona” di accogliere in maniera adeguata i bisogni del proprio piccolo, di fungere da contenitore delle angosce del bambino. Una madre (ma anche un padre) sufficientemente buona e, mi permetterei di aggiungere, “sufficientemente paziente”.

Gianni Rodari, grandissimo scrittore e paroliere, ci ha lasciato una meravigliosa filastrocca, che io vorrei in conclusione regalare a voi. Buona lettura!

DOTTORESSA IVANA OGGERO, psicologa clinica.

www.sentierideldialogo.it

 

Sì E NO

Io so le parole più corte del mondo:

una dice sì,

l’altra dice no.

Devi saperle bene adoperare

Perché da sole posson contare

Più di un milione

Di parolone.

Ma non c’è orologio per segnare

L’ora di dir di sì

E l’ora di dir di no.

Io come faccio? Ascolto il cuore,

è lui il mio suggeritore:

ascolto, capisco,

e senza alcun timore gli obbedisco.

(da “Filastrocche lunghe e corte”-Editori Riunti)

 

 

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