Vita coi piccoli

Acquaticità infantile

acquaticità

Acquaticità: perché?

Il bambino trascorre nel liquido amniotico i suoi primi mesi di vita all’interno della pancia della mamma.

Dopo la nascita, il piccolo può tornare alle origini, stringersi e farsi cullare, rilassarsi e giocare nell’acqua. Praticando l’acquaticità infantile è facile instaurare tramite il contatto corporeo con il genitore, un dialogo profondo con i bimbi, simile a quello provato nel pancione; si condivide con loro un momento di benessere per entrambi, di gioia e libertà.

In acqua inoltre si possono svolgere attività ludiche in cui al primo posto vengono messi i bisogni ed i tempi di ognuno: sono  questi i motivi per cui va data la massima importanza ai percorsi di acquaticità, non solo dal punto di vista terapeutico ma soprattutto da quello del piacere e dei sensi.

Acquaticità: parliamo dei suoi benefici nel bambino e nel neonato.

Sviluppo psicomotorio:

  • Svolgere attività in acqua fin da piccoli aiuta notevolmente la motricità del bambino e il controllo della postura e dell’equiibrio.
  • L’attività in acqua permette il rilascio di endorfine che aiutano il bambino a rilassarsi e a distendere la tensione.
  • Le stimolazioni sensoriali che il bambino subisce in acqua, la libertà di movimento gli conferiscono maggior consapevolezza del suo corpo e delle sue risorse.
  • Inoltre l’attività in acqua migliorano le capacità respiratorie e cardiache 

Sviluppo neurocognitivo:

Praticando acquaticità il contatto corporeo con i genitori, gli stimoli esterni, l’ampia gamma di movimenti  e il contatto con materiali diversi portano molteplici benefici a livello neurale e accelerano i processi di maturazione del sistema nervoso (mielinizzazione).

Tale sviluppo è favorito anche dal’opposizione dell’acqua al corpo del bambino. Inoltre l’attività in acqua  comporta benefici sullo sviluppo emotivo e cognitivo del piccolo portando benefici alla sa capacità di apprendimento.

Da non trascurare i benefici dell’acquaticità sullo sviluppo delle capacità socio-relazonali: sentirsi parte di un gruppo accresce l’autostima, e, osservando gli altri bambini, il piccolo cerca di imitarli ed acquisisce consapevolezza dei movimenti che deve effettuare per compiere le azioni che fanno gli altri.

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